Circa la dottrina della giustificazione

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25 giugno 1998
La “Dichiarazione Congiunta tra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale circa la Dottrina della giustificazione” (“Gemeinsame Erklärung”) rappresenta un progresso notevole nella mutua comprensione e nell’avvicinamento delle parti in dialogo; essa mostra che numerosi sono i punti di convergenza fra la posizione cattolica e quella luterana su una questione così controversa durante secoli. Si può certamente affermare che si è raggiunto un alto grado di accordo, sia per quanto riguarda l’approccio alla questione sia per quanto riguarda il giudizio che essa merita. E’ giusta la costatazione che c’è “un consenso in verità fondamentali della Dottrina della giustificazione”.

 


RISPOSTA DELLA CHIESA CATTOLICA ALLA DICHIARAZIONE CONGIUNTA TRA LA CHIESA CATTOLICA E LA FEDERAZIONE LUTERANA MONDIALE CIRCA LA DOTTRINA DELLA GIUSTIFICAZIONE


Pubblichiamo di seguito il testo originale in lingua italiana e le traduzioni in inglese, francese e tedesco della “Risposta della Chiesa cattolica alla Dichiarazione Congiunta tra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale circa la Dottrina della giustificazione”:


DICHIARAZIONE


La “Dichiarazione Congiunta tra la Chiesa Cattolica e la Federazione Luterana Mondiale circa la Dottrina della giustificazione” (“Gemeinsame Erklärung”) rappresenta un progresso notevole nella mutua comprensione e nell’avvicinamento delle parti in dialogo; essa mostra che numerosi sono i punti di convergenza fra la posizione cattolica e quella luterana su una questione così controversa durante secoli. Si può certamente affermare che si è raggiunto un alto grado di accordo, sia per quanto riguarda l’approccio alla questione sia per quanto riguarda il giudizio che essa merita(1). E’ giusta la costatazione che c’è “un consenso in verità fondamentali della Dottrina della giustificazione”(2).


La Chiesa cattolica ritiene tuttavia che non si possa ancora parlare di un consenso tale che elimini ogni differenza fra i cattolici e i luterani nella comprensione della giustificazione. La stessa Dichiarazione Congiunta fa riferimento a talune di queste differenze. In realtà in alcuni punti le posizioni sono ancora divergenti. Sulla base quindi dell’accordo già raggiunto su molti aspetti, la Chiesa cattolica intende contribuire al superamento delle divergenze ancora esistenti offrendo qui di seguito un elenco di punti, citati secondo un ordine di importanza, che su questo tema impediscono ancora una intesa in tutte le verità fondamentali fra la Chiesa cattolica e la Federazione Luterana Mondiale. La Chiesa cattolica spera che le seguenti indicazioni potranno essere uno stimolo per continuare lo studio di tali questioni, nello stesso spirito fraterno che ha caratterizzato negli ultimi tempi il dialogo fra la Chiesa cattolica e la Federazione Luterana Mondiale.


PRECISAZIONI


1. Le difficoltà più grandi per poter affermare un consenso totale tra le parti sul tema della giustificazione si riscontrano nel paragrafo 4.4. Das Sündersein des Gerechtfertigten (nn. 28-30). Pur tenendo conto delle differenze, in sé legittime, risultanti da approcci teologici diversi al dato di fede, dal punto di vista cattolico già il titolo suscita perplessità. Secondo la Dottrina della Chiesa cattolica infatti nel battesimo viene tolto tutto ciò che è veramente peccato, e perciò Dio non odia niente in quelli che sono nati di nuovo(3). Ne consegue che la concupiscenza che rimane nel battezzato non è propriamente peccato. Perciò per i cattolici la formula “zugleich Gerechter und Sünder”, così come viene spiegata all’inizio del n. 29 (“Er ist ganz gerecht, weil Gott ihm durch Wort und Sakrament seine Sünde vergibt… In Blick auf sich selbst aber erkennt er… dass er zugleich ganz Sünder bleibt, dass die Sünde noch in ihm wohnt…”), non è accettabile. Questa affermazione non sembra infatti compatibile con la rinnovazione e la santificazione dell’uomo interiore di cui parla il Concilio di Trento(4). Il termine “opposizione a Dio” (Gottwidrigkeit) che si usa nei nn. 28-30 viene inteso in modo diverso dai luterani e dai cattolici, e diventa perciò in realtà un termine equivoco. In questo stesso senso può anche essere ambigua per un cattolico la frase del n. 22, “…rechnet ihm Gott seine Sünde nicht an und wirkt in ihm tätige Liebe durch den Heiligen Geist”, in quanto la trasformazione interiore dell’uomo non appare con chiarezza. Per tutte queste ragioni rimane quindi difficile vedere come si possa affermare che questa dottrina sul “simul iustus et peccator”, allo stato attuale della presentazione che se ne fa nella Dichiarazione Congiunta, non sia toccata dagli anatemi dei decreti tridentini sul peccato originale e la giustificazione.


2. Un’altra difficoltà si trova nel n. 18 della Dichiarazione Congiunta, ove si evidenzia una chiara differenza nell’importanza che la dottrina della giustificazione ha per i cattolici e i luterani, in quanto criterio per la vita e per la prassi della Chiesa. Mentre per i luterani questa dottrina ha assunto un significato del tutto singolare, per quanto riguarda la Chiesa cattolica il messaggio della giustificazione, seguendo la Scrittura e fin dai tempi dei Padri, deve essere organicamente inserito nel criterio fondamentale della “regula fidei”, cioè la confessione del Dio uno e trino, cristologicamente centrata e radicata nella Chiesa viva e nella sua vita sacramentale.


3. Come si afferma al n. 17 della Dichiarazione Congiunta, luterani e cattolici condividono la comune convinzione che la vita nuova viene dalla misericordia divina e non da un merito nostro. Occorre però ricordare, come si dice in 2 Cor. 5,17, che questa misericordia divina opera una nuova creazione e rende quindi l’uomo capace di rispondere al dono di Dio, di co-operare con la grazia. A questo riguardo la Chiesa cattolica prende atto con soddisfazione che il n. 21, in conformità con il can. 4 del Decreto sulla Giustificazione del Concilio di Trento (DS 1554) afferma che l’uomo può rifiutare la grazia; ma si dovrebbe anche affermare che a questa libertà di rifiutare corrisponde anche una nuova capacità di aderire alla volontà divina, capacità giustamente chiamata “cooperatio”. Questa nuova capacità, data nella nuova creazione, non permette l’uso dell’espressione “mere passive” (n. 21). D’altra parte che questa capacità abbia carattere di dono, lo esprime bene il cap. 5 (DS 1525) del Decreto tridentino quando dice: “ita ut tangente Deo cor hominis per Spiritus Sancti illuminationem, neque homo ipse nihil omnino agat, inspirationem illam recipiens, quippe qui illam et abicere potest, neque tamen sine gratia Dei movere se ad iustitiam coram illo libera sua voluntate possit”.


In realtà anche da parte luterana al n. 21 si afferma una piena partecipazione personale nella fede (“sein volles personales Beteiligtsein im Glauben”). Sarebbe necessario però un chiarimento sulla compatibilità di questa partecipazione con l’accoglienza della giustificazione “mere passive”, allo scopo di determinare con più precisione il grado di coincidenza con la dottrina cattolica. Quanto poi alla frase finale del n. 24: “Gottes Gnadengabe in der Rechtfertigung unabhängig bleibt von menschlicher Mitwirkung”, essa deve essere intesa nel senso che i doni di grazia di Dio non dipendono dalle opere dell’uomo, ma non nel senso che la giustificazione possa accadere senza la cooperazione umana. La frase del n. 19 secondo la quale la libertà dell’uomo “ist keine Freiheit auf sein Heil hin” analogamente deve collegarsi con l’impossibilità dell’uomo di accedere alla giustificazione con le proprie forze.


La Chiesa cattolica sostiene anche che le buone opere del giustificato sono sempre frutto della grazia. Ma allo stesso tempo, e senza nulla togliere alla totale iniziativa divina(5), esse sono frutto dell’uomo giustificato e trasformato interiormente. Perciò si può dire che la vita eterna è, allo stesso tempo, sia grazia che ricompensa data da Dio per le buone opere e i meriti (6). Questa dottrina è conseguenza della trasformazione interiore dell’uomo di cui si è parlato nel n. 1 di questa “Nota”. Questi chiarimenti aiutano alla giusta comprensione, dal punto di vista cattolico, del paragrafo 4.7 (nn. 37-39) sulle opere buone del giustificato.


4. Nella continuazione dello studio si dovrà trattare anche del sacramento della penitenza, del quale fa menzione il n. 30 della Dichiarazione Congiunta. Secondo il Concilio di Trento infatti(7), mediante questo sacramento il peccatore può essere nuovamente giustificato (rursus iustificari); il che implica la possibilità, per mezzo di questo sacramento, distinto da quello del battesimo, di recuperare la giustizia perduta(8). Non tutti questi aspetti si trovano sufficientemente rilevati nel suddetto n. 30.


5. Queste osservazioni intendono precisare l’insegnamento della Chiesa cattolica riguardo a quei punti sui quali non si è giunti a un accordo totale e completare alcuni dei paragrafi che espongono la dottrina cattolica, per meglio mettere in luce la misura del consenso a cui si è arrivati. L’alto livello d’accordo raggiunto non permette ancora di affermare che tutte le differenze che separano i cattolici e i luterani, nella dottrina circa la giustificazione, sono semplici questioni di accentuazione o di linguaggio. Alcune toccano aspetti di contenuto e quindi non sono tutte reciprocamente compatibili, come invece si afferma al n. 40.


Se è vero inoltre che in quelle verità sulle quali un consenso è stato raggiunto, le condanne del Concilio di Trento non si applicano più, tuttavia le divergenze che riguardano altri punti devono invece essere superate prima di poter affermare, come si dice genericamente al n. 41, che tali punti non ricadono più sotto le condanne del Concilio di Trento. Ciò vale in primo luogo per la dottrina sul “simul iustus et peccator” (cfr n. 1, supra).


6. Occorre infine rilevare il carattere diverso, dal punto di vista della rappresentatività, dei due firmatari, che hanno siglato questa Dichiarazione Congiunta. La Chiesa cattolica riconosce il grande sforzo fatto dalla Federazione Luterana Mondiale, di arrivare tramite la consultazione dei Sinodi al “magnus consensus”, per dare un vero valore ecclesiale alla sua firma; rimane però la questione dell’autorità reale di un tale consenso sinodale, oggi e anche domani, nella vita e nella dottrina della comunità luterana.


PROSPETTIVE PER IL LAVORO FUTURO


7. La Chiesa cattolica desidera ribadire il suo auspicio che questo importante passo in avanti verso un accordo nella dottrina circa la giustificazione venga seguito da ulteriori studi che permettano di chiarire in modo soddisfacente le divergenze ancora esistenti. In particolare sarebbe auspicabile un approfondimento del fondamento biblico che costituisce la base comune della dottrina della giustificazione sia per i cattolici che per i luterani. Detto approfondimento dovrebbe estendersi all’insieme del Nuovo Testamento e non soltanto agli scritti paolini. Se è vero infatti che san Paolo è l’autore neotestamentario che ha parlato di più su questo argomento, il che richiede una certa attenzione preferenziale, non mancano consistenti riferimenti al tema anche negli altri scritti del Nuovo Testamento. Quanto ai diversi modi con cui Paolo descrive la nuova condizione dell’uomo, menzionati dalla Dichiarazione Congiunta, si potrebbero aggiungere le categorie della filiazione e dell’eredità (Gal 4,4-7; Rom 8,14-17). La considerazione di tutti questi elementi potrà essere di grande aiuto per la mutua comprensione e permettere di risolvere quelle divergenze nella dottrina circa la giustificazione che ancora sussistono.


8. Dovrebbe infine essere preoccupazione comune di luterani e cattolici trovare un linguaggio capace di rendere la dottrina della giustificazione più comprensibile anche agli uomini del nostro tempo. Le verità fondamentali della salvezza donata da Cristo e accolta nella fede, del primato della grazia su ogni iniziativa umana, del dono dello Spirito Santo che ci rende capaci di vivere conformemente alla nostra condizione di figli di Dio, ecc. sono aspetti essenziali del messaggio cristiano che dovrebbero illuminare i credenti di tutti i tempi.


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Questa Nota, che costituisce la Risposta cattolica ufficiale al testo della Dichiarazione Congiunta, è stata elaborata di comune intesa fra la Congregazione per la Dottrina della Fede ed il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, e viene firmata dal Presidente del medesimo Pontificio Consiglio, direttamente responsabile per il dialogo ecumenico.


(Testo originale italiano)


RESPONSE OF THE CATHOLIC CHURCH TO THE JOINT DECLARATION OF THE CATHOLIC CHURCH AND THE LUTHERAN WORLD FEDERATION ON THE DOCTRINE OF JUSTIFICATION


DECLARATION


The “Joint Declaration of the Catholic Church and the Lutheran World Federation on the Doctrine of Justification” represents a significant progress in mutual understanding and in the coming together in dialogue of the parties concerned; it shows that there are many points of convergence between the Catholic position and the Lutheran position on a question that has been for centuries so controversial. It can certainly be affirmed that a high degree of agreement has been reached, as regards both the approach to the question and the judgement it merits.(1) It is rightly stated that there is “a consensus in basic truths of the doctrine of justification”.(2)


The Catholic Church is, however, of the opinion that we cannot yet speak of a consensus such as would eliminate every difference between Catholics and Lutherans in the understanding of justification. The Joint Declaration itself refers to certain of these differences. On some points the positions are, in fact, still divergent. So, on the basis of the agreement already reached on many aspects, the Catholic Church intends to contribute towards overcoming the divergencies that still exist by suggesting, below, in order of importance, a list of points that constitute still an obstacle to agreement between the Catholic Church and the Lutheran World Federation on all the fundamental truths concerning justification. The Catholic Church hopes that the following indications may be an encouragement to continue study of these questions in the same fraternal spirit that, in recent times, has characterized the dialogue between the Catholic Church and the Lutheran World Federation.


CLARIFICATIONS


1. The major difficulties preventing an affirmation of total consensus between the parties on the theme of Justification arise in paragraph 4.4 The Justified as Sinner (nn. 28- 1,0 ). Even taking into account the differences, legitimate in themselves, that come from different theological approaches to the content of faith, from a Catholic point of view the title is already a cause of perplexity. According, indeed, to the doctrine of the Catholic Church, in baptism everything that is really sin is taken away, and so, in those who are born anew there is nothing that is hateful to God.(3) It follows that the concupiscence that remains in the baptised is not, properly speaking, sin. For Catholics, therefore, the formula “at the same time righteous and sinner”, as it is explained at the beginning of n. 29 (“Believers are totally righteous, in that God forgives their sins through Word and Sacrament …Looking at themselves … however, they recognize that they remain also totally sinners. Sin still lives in them…”), is not acceptable. This statement does not, in fact, seem compatible with the renewal and sanctification of the interior man of which the Council of Trent speaks.(4) The expression “Opposition to God” (Gottwidrigkeit) that is used in nn. 28-30 is understood differently by Lutherans and by Catholics, and so becomes, in fact, equivocal. In this same sense, there can be ambiguity for a Catholic in the sentence of n. 22, “… God no longer imputes to them their sin and through the Holy Spirit effects in them an active love”, because man’s interior transformation is not clearly seen. So, for all these reasons, it remains difficult to see how, in the current state of the presentation, given in the Joint Declaration, we can say that this doctrine on “simul iustus et peccator” is not touched by the anathemas of the Tridentine decree on original sin and justification.


2. Another difficulty arises in n.18 of the Joint Declaration, where a clear difference appears in the importance, for Catholics and for Lutherans, of the doctrine of justification as criterion for the life and practice of the Church. Whereas for Lutherans this doctrine has taken on an altogether particular significance, for the Catholic Church the message of justification, according to Scripture and already from the time of the Fathers, has to be organically integrated into the fundamental criterion of the “regula fidei”, that is, the confession of the one God in three persons, christologically centred and rooted in the living Church and its sacramental life.


3. As stated in n. 17 of the Joint Declaration, Lutherans and Catholics share the common conviction that the new life comes from divine mercy and not from any merit of ours. It must, however, be remembered – as stated in 2 Cor 5:17 – that this divine mercy brings about a new creation and so makes man capable of responding to God’s gift , of cooperating with grace. In this regard, the Catholic Church notes with satisfaction that n. 21, in conformity with can. 4 of the Decree on Justification of the Council of Trent ( DS 1554) states that man can refuse grace; but it must also be affirmed that, with this freedom to refuse, there is also a new capacity to adhere to the divine will, a capacity rightly called “cooperatio”. This new capacity given in the new creation, does not allow us to use in this context the expression “mere passive” ( n. 21). On the other hand, the fact that this capacity has the character of a gift is well expressed in cap. 5 (DS 1525) of the Tridentine Decree when it says: “ita ut tangente Deo cor hominis per Spiritus Sancti illuminationem, neque homo ipse nihil omnino agat, inspirationem illam recipiens, quippe qui illam et abicere potest, neque tamen sine gratia Dei movere se ad iustitiam coram illo libera sua voluntate possit”.


In reality, also on the Lutheran side, there is the affirmation, in n. 21, of a full personal involvement in faith (“believers are fully involved personally in their faith”). A clarification would, however, be necessary as to the compatibility of this involvement with the reception “mere passive” of justification, in order to determine more exactly the degree of consensus with the Catholic doctrine. As for the final sentence of n. 24: “God’s gift of grace in justification remains independent of human cooperation”, this must be understood in the sense that the gifts of God’s grace do not depend on the works of man, but not in the sense that justification can take place without human cooperation. The sentence of n. 19 according to which man’s freedom “is no freedom in relation to salvation” must, similarly, be related to the impossibility for man to reach justification by his own efforts.


The Catholic Church maintains, moreover, that the good works of the justified are always the fruit of grace. But at the same time, and without in any way diminishing the totally divine initiative,(5) they are also the fruit of man, justified and interiorly transformed. We can therefore say that eternal life is, at one and the same time, grace and the reward given by God for good works and merits.(6) This doctrine results from the interior transformation of man to which we referred in n.1 of this “Note”. These clarifications are a help for a right understanding, from the Catholic point of view, of paragraph 4.7 (nn. 37-39) on the good works of the justified.


4. In pursuing this study further, it will be necessary to treat also the sacrament of penance, which is mentioned in n. 30 of the Joint Declaration. According to the Council of Trent, in fact,(7) through this sacrament the sinner can be justified anew ( rursus iustificari): this implies the possibility, by means of this sacrament, as distinct from that of baptism, to recover lost justice(8). These aspects are not all sufficiently noted in the above-mentioned n. 30.


5. These remarks are intended as a more precise explanation of the teaching of the Catholic Church with regard to the points on which complete agreement has not been reached; they are also meant to complete some of the paragraphs explaining Catholic doctrine, in order to bring out more clearly the degree of consensus that has been reached. The level of agreement is high, but it does not yet allow us to affirm that all the differences separating Catholics and Lutherans in the doctrine concerning justification are simply a question of emphasis or language. Some of these differences concern aspects of substance and are therefore not all mutually compatible, as affirmed on the contrary in n. 40.


If, moreover, it is true that in those truths on which a consensus has been reached the condemnations of the Council of Trent non longer apply, the divergencies on other points must, on the contrary, be overcome before we can affirm, as is done generically in n.41, that these points no longer incur the condemnations of the Council of Trent. That applies in the first place to the doctrine on “simul iustus et peccator” (cf. n. l, above ).


6. We need finally to note, from the point of view of their representative quality, the different character of the two signataries of this Joint Declaration. The Catholic Church recognises the great effort made by the Lutheran World Federation in order to arrive, through consultation of the Synods, at a “magnus consensus”, and so to give a true ecclesial value to its signature; there remains, however, the question of the real authority of such a synodal consensus, today and also tomorrow, in the life and doctrine of the Lutheran community.


PROSPECTS FOR FUTURE WORK


7. The Catholic Church wishes to reiterate its hope that this important step forward towards agreement in doctrine on justification may be followed by further studies that will make possible a satisfactory clarification of the divergencies that still exist. Particularly desirable would be a deeper reflection on the biblical foundation that is the common basis of the doctrine on justification both for Catholics and for Lutherans. This reflection should be extended to the New Testament as a whole and not only to the Pauline writings. If it is true, indeed, that St. Paul is the New Testament author who has had most to say on this subject, and this fact calls for a certain preferential attention, substantial references to this theme are not lacking also in the other New Testament writings. As for the various ways in which Paul describes man’s new condition, as mentioned in the Joint Declaration, we could add the categories of sonship and of heirs. (Gal 4:4-7; Rom 8: 14-17). Consideration of all these elements will be a great help for mutual understanding and will make it possible to resolve the divergences that still exist in the doctrine on justification.


8. Finally, it should be a common concern of Lutherans and Catholics to find a language which can make the doctrine on justification more intelligible also for men and women of our day. The fundamental truths of the salvation given by Christ and received in faith, of the primacy of grace over every human initiative, of the gift of the Holy Spirit which makes us capable of living according to our condition as children of God, and so on. These are essential aspects of the Christian message that should be a light for the believers of all times.


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This Note, which constitutes the official Catholic Response to the text of the Joint Declaration, has been prepared by common agreement between the Congregation for the Doctrine of the Faith and the Pontifical Council for Promoting Christian Unity. It is signed by the President of the same Pontifical Council, which is directly responsible for the ecumenical dialogue.


(Translation from the original italian text)


RÉPONSE DE L’ÉGLISE CATHOLIQUE À LA DÉCLARATION COMMUNE DE L’ÉGLISE CATHOLIQUE ET DE LA FÉDÉRATION LUTHÉRIENNE MONDIALE SUR LA DOCTRINE DE LA JUSTIFICATION


LA DÉCLARATION


La “Déclaration commune de l’Église catholique et de la Fédération luthérienne mondiale sur la doctrine de la justification” (“Gemeinsame Erklärung”) représente un progrès important pour la compréhension mutuelle et le rapprochement des partenaires du dialogue; elle montre qu’il existe de nombreux points de convergence entre les positions catholique et luthérienne sur une question tellement controversée pendant des siècles. On peut certainement affirmer qu’un haut degré d’accord a été réalisé, aussi bien en ce qui concerne la manière d’aborder la question que le jugement qu’elle mérite(1). La constatation qu’il existe “un consensus sur des vérités fondamentales de la doctrine de la justification” est exacte(2).


L’Église catholique estime toutefois qu’on ne peut pas encore parler d’un consensus de nature à éliminer toute différence, entre catholiques et luthériens, dans la compréhension de la justification. La Déclaration commune fait elle-même allusion à quelques- unes de ces différences. En fait, sur certains points les positions sont encore divergentes. Par conséquent, en partant de l’accord déjà réalisé sur de nombreux aspects, l’Église catholique veut contribuer au dépassement des divergences qui subsistent encore en présentant, ci-après, une liste de points, par ordre d’importance, qui sur ce thème empêchent encore une entente sur toutes les vérités fondamentales entre l’Église catholique et la Fédération luthérienne mondiale. L’Église catholique espère que les indications qui suivent pourront servir de stimulant pour poursuivre l’étude de ces questions dans le même esprit fraternel qui a caractérisé le dialogue entre l’Église catholique et la Fédération luthérienne mondiale dans les derniers temps.


ÉCLAIRCISSEMENTS


1. Les majeures difficultés que l’on rencontre pour pouvoir affirmer qu’il existe un consensus total entre les parties sur le thème de la justification se trouvent au paragraphe 4.4, L’être pécheur du justifié (28-30). Même en tenant compte des différences, en elles- mêmes légitimes, découlant de diverses approches théologiques du donné de foi, le titre suscite déjà des perplexités du point de vue catholique. Selon la doctrine de l’Église catholique, en effet, tout ce qui est vraiment péché est effacé par le baptême, et Dieu ne hait donc rien en ceux qui sont nés à nouveau(3). Il s’ensuit que la concupiscence qui demeure dans le baptisé n’est pas à proprement parler un péché. Aussi, pour les catholiques, la formule “à la fois juste et pécheur”, telle qu’elle est expliquée au début du n° 29 (“Il est entièrement juste car Dieu lui pardonne son péché par la parole et le sacrement… Face à lui-même cependant il reconnaît… qu’il demeure aussi totalement pécheur, que le péché habite encore en lui…”), n’est pas acceptable. En effet, cette affirmation ne semble pas compatible avec la rénovation et la sanctification de l’homme intérieur dont parle le Concile de Trente(4). L’expression “opposition à Dieu” (Gottwidrigkeit), qui est utilisée aux numéros 28-30, est comprise de façon différente par les luthériens et les catholiques et devient ainsi, en réalité, une expression équivoque. En ce même sens, la phrase du n· 22, “… Dieu ne lui impute pas son péché et opère en elle [la personne humaine], par l’Esprit Saint en amour agissant”, peut également être ambiguë pour un catholique parce que la transformation intérieure de l’homme n’apparaît pas clairement. Pour toutes ces raisons, il est donc difficile de voir comment on peut affirmer que cette doctrine sur le “simul iustus et peccator”, dans l’état actuel de la présentation qu’on en fait dans la Déclaration commune, ne tombe pas sous les anathèmes des décrets de Trente sur le péché originel et la justification.


2. Une autre difficulté se trouve au n° 18 de la Déclaration commune, qui met en évidence une nette différence sur l’importance que la doctrine de la justification a pour les catholiques et les luthériens en tant que critère pour la vie et la praxis de l’Église. Alors que pour les luthériens cette doctrine a pris un sens tout à fait spécial, pour l’Église catholique, le message de la justification, selon l’Écriture sainte et dès l’époque des Pères de l’Église, doit être organiquement intégré dans le critère fondamental de la “regula fidei”, c’est-à-dire la confession du Dieu un et trine, christologiquement centrée et enracinée dans l’Église vivante et dans la vie sacramentelle de celle-ci.


3. Ainsi que l’affirme le n° 17 de la Déclaration commune, luthériens et catholiques partagent la conviction que la vie nouvelle vient de la miséricorde divine et non d’un mérite qui nous est propre. Il faut toutefois rappeler, comme il est dit dans 2 Co 5.17, que cette miséricorde divine opère une nouvelle création et rend ainsi l’homme capable de répondre au don de Dieu, de coopérer avec la grâce. A ce propos, l’Église catholique prend acte avec satisfaction du n° 21, qui, en conformité avec le can. 4 du Décret sur la justification du Concile de Trente (DS 1554), affirme que l’homme peut refuser la grâce; toutefois, on devrait affirmer également qu’à cette liberté de refuser correspond aussi une nouvelle capacité d’adhérer à la volonté divine, capacité justement appelée “cooperatio”. Cette nouvelle capacité, donnée dans la nouvelle création, ne permet pas d’employer l’expression “mere passive” (n° 21). D’autre part, le fait que cette capacité a le caractère d’un don est très bien exprimé au chap. 5 (DS 1525) du Décret de Trente, lorsqu’il dit: “ita ut tangente Deo cor hominis per Spiritus Sancti illuminationem, neque homo ipse nihil omnino agat, inspirationem illam recipiens, quippe qui illam et abicere postest, neque tamen sine gratia Dei movere se ad iustitiam coram illo libera sua voluntate possit”.


En réalité, même du côté luthérien, une pleine participation personnelle dans la foi est affirmée au n° 21 (“sein volles personales Beteiligung im Glauben”). Toutefois, une clarification sur la compatibilité de cette participation avec l’accueil de la justification “mere passive” serait nécessaire, afin de déterminer plus exactement le degré de coïncidence avec la doctrine catholique. Quant à la phrase finale du n° 24 : “le don divin de la grâce demeure, dans la justification, indépendant de la coopération humaine”, elle doit être comprise dans le sens que les dons de grâce de Dieu ne dépendent pas des œuvres de l’homme, mais non dans le sens que la justification puisse se faire sans la coopération de l’homme. De manière analogue, la phrase du n° 19, selon laquelle la liberté de l’homme “n’est pas en liberté en vue de son salut”, doit être reliée à l’impossibilité de l’homme d’accéder à la justification par ses propres forces.


L’Église catholique soutient également que les bonnes œuvres du justifié sont toujours fruit de la grâce. Mais en même temps, et sans rien ôter à l’initiative totalement divine(5), elles sont le fruit de l’homme justifié et transformé intérieurement. Aussi peut-on dire que la vie éternelle est à la fois une grâce et une récompense donnée par Dieu pour les bonnes œuvres et les mérites. Cette doctrine est la conséquence de la transformation intérieure de l’homme mentionnée au point 1 de cette “Note”. Ces éclaircissements aident à acquérir une juste compréhension, du point de vue catholique, du paragraphe 4.7 (numéros 37-39) sur les bonnes œuvres du justifié.


4. En continuant l’étude, il faudra également traiter la question du sacrement de pénitence, dont parle le n° 30 de la Déclaration commune. En effet, selon le Concile de Trente(6), par ce sacrement le pécheur peut être à nouveau justifié (rursus iustificari); ce qui implique la possibilité, au moyen de ce sacrement, distinct de celui du baptême, de récupérer la justice perdue(7). Ces aspects ne sont pas tous suffisamment soulignés au n° 30 mentionné ci-dessus.


5. Ces observations ont pour but de préciser l’enseignement de l’Église catholique concernant les points sur lesquels un accord total n’a pas été trouvé et de compléter quelques-uns des paragraphes qui exposent la doctrine catholique, pour mieux faire ressortir le degré de consensus auquel on est parvenu. Le haut degré d’accord réalisé ne permet pas encore d’affirmer que toutes les différences qui séparent les catholiques et les luthériens sur la doctrine de la justification, sont de simples questions d’accentuation ou de langage. Certaines d’entre elles portent sur des aspects de contenu et ne sont donc pas toutes réciproquement compatibles, contrairement à ce qui est affirmé au n° 40.


En outre, s’il est vrai que les condamnations du Concile de Trente ne s’appliquent plus aux vérités sur lesquelles un consensus a été réalisé, en revanche les divergences qui concernent d’autres points doivent encore être surmontées avant de pouvoir affirmer, comme il est dit de manière générique au n· 41, que ces points ne tombent plus sous les condamnations du Concile de Trente. Cela est vrai, en premier lieu, pour la doctrine sur le “simul iustus et peccator” (cf. n° 1, supra).


6. Enfin, il faut constater le caractère différent, du point de vue de la représentativité, des deux signataires qui ont parafé cette Déclaration commune. L’Église catholique reconnaît l’effort considérable fait par la Fédération luthérienne mondiale pour parvenir au “magnus consensus” à travers la consultation des Synodes, afin de donner une vraie valeur ecclésiale à sa signature; reste cependant la question de l’autorité réelle, aujourd’hui et même demain, d’un tel consensus synodal dans la vie et la doctrine de la communauté luthérienne.


PERSPECTIVES POUR LE TRAVAIL FUTUR


7. L’Église catholique tient à confirmer qu’elle souhaite que cet important pas en avant vers un accord sur la doctrine de la justification soit suivi d’autres études en vue de clarifier de façon satisfaisante les divergences qui subsistent encore. En particulier, un approfondissement du fondement biblique qui constitue la base commune de la doctrine de la justification, tant pour les catholiques que pour les luthériens, serait souhaitable. Cet approfondissement devrait s’étendre au Nouveau Testament tout entier et non seulement aux textes pauliniens. En effet, s’il est vrai que saint Paul est l’auteur néotestamentaire qui a parlé le plus longuement sur ce sujet, ce qui requiert une certaine attention préférentielle, il ne manque pas de substantielles références à ce thème dans les autres textes du Nouveau Testament également. Quant aux diverses façons dont Paul décrit la nouvelle condition de l’homme, mentionnées dans la Déclaration commune, on pourrait y ajouter les catégories de la filiation et de l’hérédité (Ga 4, 4-7 ; Rm 8, 14-17). L’attention à tous ces éléments pourra être très utile à la compréhension mutuelle et pourra permettre de résoudre les divergences qui subsistent encore concernant la doctrine de la justification.


8. Enfin, la recherche d’un langage capable de rendre la doctrine de la justification plus compréhensible, également pour les hommes de notre temps, devrait être une préoccupation commune des luthériens et des catholiques. Les vérités fondamentales du salut offert par le Christ et accueilli par la foi, de la primauté de la grâce sur toute initiative humaine, du don de l’Esprit Saint qui nous rend aptes à vivre conformément à notre condition d’enfants de Dieu, etc., sont des aspects essentiels du message chrétien qui devraient éclairer les croyants de tous les temps.


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Cette Note, qui constitue la Réponse catholique officielle au texte de la Déclaration commune, a été élaborée de commun accord par la Congrégation pour la Doctrine de la foi et le Conseil pontifical pour la promotion de l’unité des chrétiens, et est souscrite par le Président de ce Conseil pontifical, directement chargé du dialogue œcuménique.


(Traduction du texte original italien)


ANTWORT DER KATHOLISCHEN KIRCHE AUF DIE GEMEINSAME ERKLÄRUNG ZWISCHEN DER KATHOLISCHEN KIRCHE UND DEM LUTHERISCHEN WELTBUND ÜBER DIE RECHTFERTIGUNGSLEHRE


ERKLÄRUNG


Die “Gemeinsame Erklärung zwischen der Katholischen Kirche und dem Lutherischen Weltbund über die Rechtfertigungslehre” (“Gemeinsame Erklärung”) stellt einen bemerkenswerten Fortschritt im gegenseitigen Verständnis und in der Annäherung der Dialog partner dar; sie zeigt, daß es zwischen der katholischen und der lutherischen Position in einer jahrhundertelang so kontroversen Frage zahlreiche Konvergenzpunkte gibt. Man kann mit Sicherheit sagen, daß sowohl, was die Ausrichtung der Fragestellung betrifft, als auch hin sichtlich der Beurteilung, die sie verdient, ein hoher Grad an Übereinstimmung erreicht worden ist(1). Die Feststellung, daß es “einen Konsens in Grundwahrheiten der Rechtfertigungslehre(2) gibt, ist richtig.


Trotzdem ist die katholische Kirche der Überzeugung, daß man noch nicht von einem so weitgehenden Konsens sprechen könne, der jede Differenz zwischen Katholiken und Lutheranern im Verständnis der Rechtfertigung ausräumen würde. Die “Gemeinsame Erklärung” nimmt selbst auf einige dieser Unterschiede Bezug. Tatsächlich sind die Positionen in einigen Punkten noch unterschiedlich. Auf der Grundlage der bereits unter zahlreichen Aspekten erzielten Übereinstimmung will die katholische Kirche zur Überwindung der noch bestehenden Divergenzen dadurch beitragen, daß sie im folgenden eine Reihe von Punkten, nach ihrer Bedeutung geordnet, vorlegt, die bei diesem Thema einer Verständigung in allen Grundwahrheiten zwischen der katholischen Kirche und dem Lutherischen Weltbund noch entgegenstehen. Die katholische Kirche hofft, daß die nachfolgenden Hinweise ein Ansporn sein können, um das Studium dieser Fragen in demselben brüderlichen Geist weiterzuführen, der den Dialog zwischen der katholischen Kirche und dem Lutherischen Weltbund in letzter Zeit geprägt hat.


PRÄZISIERUNGEN


1. Die größten Schwierigkeiten, um von einem vollständigen Konsens über das Thema Rechtfertigung zwischen den beiden Seiten sprechen zu können, finden sich in Paragraph 4.4 “Das Sündersein des Gerechtfertigten” (Nr. 28-30). Selbst unter Berück sichtigung der in sich legitimen Unterschiede, die von unterschiedlichen theologischen Zugangswegen zur Gegebenheit des Glaubens herrühren, löst vom katholischen Standpunkt her schon allein die Überschrift Erstaunen aus. Nach der Lehre der katholischen Kirche wird nämlich in der Taufe all das, was wirklich Sünde ist, hinweggenommen, und darum haßt Gott nichts in den Wiedergeborenen(3). Daraus folgt, daß die Konkupiszenz, die im Getauften bleibt, nicht eigentlich Sünde ist. Deshalb ist die Formel “zugleich Gerechter und Sünder” so, wie sie am Anfang von Nr. 29 erklärt wird (“Er ist ganz ge-recht, weil Gott ihm durch Wort und Sakrament seine Sünde vergibt… In Blick auf sich selbst aber erkennt er…, daß er zugleich ganz Sünder bleibt, daß die Sünde noch in ihm wohnt…”), für Katholiken nicht annehmbar. Diese Aussage erscheint nämlich unvereinbar mit der Erneuerung und Heiligung des inneren Menschen, von der das Trienter Konzil spricht(4). Der in Nr. 28-30 verwendete Begriff “Gottwidrigkeit” wird von Katholiken und Lutheranern unterschiedlich verstanden und wird daher tatsächlich zu einem mehrdeutigen Begriff. In demselben Sinn ist für einen Katholiken auch der Satz in Nr. 22: “… rechnet ihm Gott seine Sünde nicht an und wirkt in ihm tätige Liebe durch den Heiligen Geist”, nicht eindeutig genug, weil die innere Verwandlung des Menschen nicht klar zum Ausdruck kommt. Aus all diesen Gründen gibt es Schwierigkeiten mit der Aussage, diese Lehre über das “simul iustus et peccator” sei in der aktuellen Fassung, in der sie in der “Gemeinsamen Erklärung” vorgelegt wird, nicht von den Anathemata (Verurteilungen) der tridentinischen Dekrete über die Ursünde und die Rechtfertigung betroffen.


2. Eine weitere Schwierigkeit findet sich in Nr. 18 der “Gemeinsamen Erklärung”, in der sich ein klarer Unterschied in bezug auf die Bedeutung herausstellt, welche die Rechtfertigungslehre für Katholiken und Lutheraner als Kriterium für das Leben und die Praxis der Kirche hat. Während für die Lutheraner diese Lehre eine ganz einzigartige Bedeutung erlangt hat, muß, was die katholische Kirche betrifft, gemäß der Schrift und seit den Zeiten der Väter die Botschaft von der Rechtfertigung organisch in das Grundkriterium der “regula fidei” einbezogen werden, nämlich das auf Christus als Mittelpunkt ausgerichtete und in der lebendigen Kirche und ihrem sakramentalen Leben verwurzelte Bekenntnis des dreieinigen Gottes.


3. Wie es in Nr. 17 der “Gemeinsamen Erklärung” heißt, teilen Lutheraner und Katholiken die gemeinsame Überzeugung, daß das neue Leben aus der göttlichen Barmherzigkeit und nicht aus unserem Verdienst kommt. Es muß jedoch daran erinnert werden, daß diese göttliche Barmherzigkeit, wie es in 2 Kor 5,17 heißt, eine neue Schöpfung bewirkt und damit den Menschen befähigt, in seiner Antwort auf das Geschenk Gottes mit der Gnade mitzuwirken. In diesem Zusammenhang nimmt die katholische Kirche mit Befriedigung zur Kenntnis, daß Nr. 21 in Übereinstimmung mit can. 4 des Dekretes des Trienter Konzils über die Rechtfertigung (DS 1554) sagt, daß der Mensch die Gnade zurückweisen kann; es müßte aber auch gesagt werden, daß dieser Freiheit zur Zurückweisung auch eine neue Fähigkeit zur Annahme des göttlichen Willens entspricht, eine Fähigkeit, die man mit Recht “cooperatio” (Mitwirkung) nennt. Diese mit der neuen Schöpfung geschenkte Neubefähigung gestattet nicht die Verwendung des Ausdrucks “mere passive” (Nr. 21). Daß diese Fähigkeit andererseits Geschenkcharakter hat, drückt das 5. Kapitel des tridentinischen Dekretes (DS 1525) treffend aus, wenn es sagt: “ita ut tangente Deo cor hominis per Spiritus Sancti illuminationem, neque homo ipse nihil omnino agat, inspirationem illam recipiens, quippe qui illam et abicere potest, neque tamen sine gratia Dei movere se ad iustitiam coram illo libera sua voluntate possit” [“wenn also Gott durch die Erleuchtung des Heiligen Geistes das Herz des Menschen berührt, tut der Mensch selbst, wenn er diese Einhauchung aufnimmt, weder überhaupt nichts – er könnte sie ja auch verschmähen -, noch kann er sich andererseits ohne die Gnade Gottes durch seinen freien Willen auf die Gerechtigkeit vor ihm zubewegen”].


In der Tat wird auch von lutherischer Seite in Nr. 21 ein “volles personales Beteiligtsein im Glauben” festgehalten. Es bedürfte jedoch einer Klarstellung über die Vereinbarkeit dieses Beteiligtseins mit der Annahme der Rechtfertigung “mere passive”, um den Grad der Übereinstimmung mit der katholischen Lehre genauer festzustellen. Was sodann den Schlußsatz von Nr. 24 – “Gottes Gnadengabe in der Rechtfertigung bleibt unabhängig von menschlicher Mitwirkung” – betrifft, so muß er in dem Sinne verstanden werden, daß die Gnadengaben Gottes nicht von den Werken des Menschen abhängig sind, nicht aber in dem Sinne, daß die Rechtfertigung ohne Mitwirkung des Menschen erfolgen könne. In analoger Weise muß sich der Satz in Nr. 19, wonach die Freiheit des Menschen “keine Freiheit auf sein Heil hin” ist, mit der Aussage über das Unvermögen des Menschen, aus eigener Kraft die Rechtfertigung zu erlangen, verbinden lassen.


Die katholische Kirche vertritt auch die Ansicht, daß die guten Werke des Gerechtfertigten immer Frucht der Gnade sind. Doch gleichzeitig und ohne irgendetwas von der totalen göttlichen Initiative aufzuheben(5), sind sie Frucht des gerechtfertigten und innerlich verwandelten Menschen. Man kann daher sagen, daß das ewige Leben gleichzeitig sowohl Gnade als auch Lohn ist, der von Gott für die guten Werke und Verdienste erstattet wird(6). Diese Lehre ist die Konsequenz aus der inneren Verwandlung des Menschen, von der in Nr. 1 dieser Note die Rede war. Diese Klarstellungen verhelfen zu dem vom katholischen Standpunkt aus angemessenen Verständnis von Paragraph 4.7 (Nr. 37-39) über die guten Werke des Gerechtfertigten.


4. Bei der Fortführung dieser Bemühung wird man auch das Sakrament der Buße behandeln müssen, das in Nr. 30 der “Gemeinsamen Erklärung” erwähnt wird. Denn durch dieses Sakrament kann, wie das Konzil von Trient formuliert(7), der Sünder aufs neue gerechtfertigt werden (rursus iustificari); das schließt die Möglichkeit ein, durch dieses Sakrament, das sich von dem der Taufe unterscheidet, die verlorene Gerechtigkeit wiederzuerlangen(8). Nicht auf alle diese Aspekte wird in besagter Nr. 30 ausreichend hingewiesen.


5. Diese Beobachtungen wollen die Lehre der katholischen Kirche in bezug auf jene Punkte präzisieren, über die keine völlige Übereinstimmung erreicht wurde, und einige der Paragraphen, die die katholische Lehre darlegen, ergänzen, um das Maß des Konsenses, zu dem man gelangt ist, besser ins Licht zu rücken. Der hohe Grad der erreichten Übereinstimmung gestattet allerdings noch nicht zu behaupten, daß alle Unterschiede, die Katholiken und Lutheraner in der Rechtfertigungslehre trennen, lediglich Fragen der Akzentuierung oder sprachlichen Ausdrucksweise sind. Einige betreffen inhaltliche Aspekte, und daher sind nicht alle, wie in Nr. 40 behauptet wird, wechselseitig miteinander vereinbar.


Außerdem ist zu sagen: Auch wenn es stimmt, daß auf jene Wahrheiten, über die ein Konsens erreicht worden ist, die Verurteilungen des Trienter Konzil nicht mehr anzuwenden sind, müssen dennoch erst die Divergenzen, die andere Punkte betreffen, überwunden werden, bevor man geltend machen kann, daß – wie es in Nr. 41 ganz allgemein heißt – diese Punkte nicht mehr unter die Verurteilungen des Konzils von Trient fallen. Das gilt an erster Stelle für die Lehre über das “simul iustus et peccator” (vgl. oben Nr. 1).


6. Schließlich ist unter dem Gesichtspunkt der Repräsentativität auf den unterschiedlichen Charakter der beiden Partner hinzuweisen, die diese “Gemeinsame Erklärung” erarbeitet haben. Die katholische Kirche erkennt die vom Lutherischen Weltbund unternommene große Anstrengung an, durch Konsultation der Synoden den “magnus consensus” zu erreichen, um seiner Unterschrift echten kirchlichen Wert zu geben: es bleibt allerdings die Frage der tatsächlichen Autorität eines solchen synodalen Konsenses, heute und auch in Zukunft, im Leben und in der Lehre der lutherischen Gemeinschaft.


PERSPEKTIVEN FÜR DIE KÜNFTIGE ARBEIT


7. Die katholische Kirche möchte ihre Erwartung bekräftigen, daß diesem wichtigen Schritt hin zu einem Einvernehmen in der Rechtfertigungslehre weitere Studien folgen mögen, die eine zufriedenstellende Klärung der noch bestehenden Divergenzen erlauben. Wünschenswert wäre insbesondere eine Vertiefung des biblischen Fundamentes, das sowohl für die Katholiken wie für die Lutheraner die gemeinsame Grundlage der Rechtfertigungslehre darstellt. Besagte Vertiefung sollte dem ganzen Neuen Testament und nicht nur den paulinischen Schriften gelten. Denn auch wenn es zutrifft, daß der hl. Paulus der neutestamentliche Autor ist, der am meisten über dieses Thema gesprochen hat, was eine gewisse vorrangige Aufmerksamkeit verlangt, fehlt es auch in den anderen Schriften des Neuen Testamentes nicht an fundierten Bezugnahmen auf dieses Thema. Was die von der “Gemeinsamen Erklärung” erwähnten verschiedenen Formen betrifft, mit denen Paulus den neuen Zustand des Menschen beschreibt, so könnte man die Kategorien der Sohnschaft und der Erbschaft (Gal 4,4-7; Röm 8,14-17) hinzufügen. Die Betrachtung aller dieser Elemente wird für das gegenseitige Verständnis sehr hilfreich sein und die Lösung jener noch beste henden Divergenzen in der Rechtfertigungslehre ermöglichen.


8. Schließlich sollten sich Lutheraner und Katholiken gemeinsam darum bemühen, eine Sprache zu finden, die imstande ist, die Rechtfertigungslehre auch den Menschen unserer Zeit verständlicher zu machen. Die Grundwahrheiten von dem von Christus geschenkten und im Glauben angenommenen Heil, vom Primat der Gnade vor jeder menschlichen Initiative, von der Gabe des Heiligen Geistes, der uns dazu fähig macht, unserem Stand als Kinder Gottes entsprechend zu leben, usw. sind wesentliche Aspekte der christlichen Botschaft, die die Gläubigen aller Zeiten erleuchten sollten.


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Diese Note, welche die offizielle katholische Antwort auf den Text der “Gemeinsamen Erklärung” darstellt, ist in gemeinsamer Verständigung zwischen der Kongregation für die Glaubenslehre und dem Päpstlichen Rat für die Förderung der Einheit der Christen ausgearbeitet worden und wird vom Präsidenten dieses Päpstlichen Rates als direkt Verantwortlichem für den ökumenischen Dialog unterzeichnet.


(Traduzione dall’originale italiano)


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(1) cfr “Gemeinsame Erklärung”, n. 4: “ein hohes Mass an gemeinsamer Ausrichtung und gemeinsamem Urteil”.


(2) ibid. n. 5: “einen Konsens in Grundwahrheiten der Rechtfertigungslehre” (cf. n. 13; 40; 43).


(3) cf. Concilio di Trento, Decreto sul peccato originale (DS 1515).


(4) Cfr Concilio di Trento, Decreto sulla giustificazione, cap. 8: “…iustificatio… quae non est sola peccatorum remissio, sed et sanctificatio et renovatio interioris hominis” (DS 1528); cfr anche can. 11 (DS 1561).


(5) cf. Concilio di Trento, Decreto sulla Giustificazione, cap. 16 (DS 1546), che cita Gv 15,5, la vite e i tralci.


(6) cf. ibid. DS 1545; e can. 26 (DS 1576).


(7) ibid. cap. 14 (cf. DS 1542).


(8) cf. ibid. can. 29 (DS 1579); Decreto sul sacramento della Penitenza, cap. 2 (DS 1671); can. 2 (DS 1702).




(1) cfr.”Joint Declaration “, n. 4: “ein hohes Mass an gemeinsamer Ausrichtung und gemeinsamem Urteil”.


(2) ibid. n-5 : “einen Konsens in Grundwahrheiten der Rechtfertigungslehre” (cf. n. 13;40; 43 ).


(3) cf. Council of Trent, Decree on original sin ( DS 1515 ).


(4) cf. Council of Trent, Decree on justification, cap. 8: “… iustificatio… quae non est sola peccatorum remissio, sed et sanctificatio et renovatio interioris hominis” ( DS 1528 ); cf. also can.11 ( DS 15619 ).


(5) cf. Council of Trent, Decree on Justification, cap.16 (DS 1546 ), which quotes Jn 15,5: the vine and the branches.


(6) cf. ibid. DS 1545; and can.26 (DS 1576)


(7) ibid. cap.14 (cf.DS 1542)


(8) cf. ibid. can.29 (DS 1579); Decree on the sacrament of Penance, cap.2 (DS 1671); can.2 (DS 1702 ).




(1) Cf. “Gemeinsame Erklärung”, 4: “ein hohes Mass an gemeinsamer Ausrichtung und gemeinsamem Urteil”.


(2) Ibid. 5: “einen Konsens in Grundwahrheiten der Rechtfertigungslehreê (cf. 13; 40; 43).


(3) Cf. Concile de Trente, Décret sur le péché originel (DS 1515).


(4) Cf. Concile de Trente, Décret sur la justification, chap. 8: “… iustificatio… quae non est sola peccatorum remissio, sed et sanctificatio et renovatio interioris hominis” (DS 1528); cf. également can. 11 (DS 1561).


(5) Cf. Concile de Trente, Décret sur la justification, chap. 16 (DS 1546), qui cite Jn 15,5, la vigne et les sarments.


(6) Cf. ibid. chap. 14 (cf. DS 1542).


(7) Cf. ibid. can. 29 (DS 1579); Décret sur le sacrement de la pénitence, chap. 2 (DS 1671); can. 2 (DS 1702).




(1) Vgl. “Gemeinsame Erklärung”, Nr. 4: “ein hohes Maß an gemeinsamer Ausrichtung und gemeinsamem Urteil”.


(2)” Ebd., Nr. 5; vgl. Nr. 13; 40; 43.


(3) Vgl. Konzil von Trient, Dekret über die Ursünde (DS 1515).


(4) Vgl. Konzil von Trient, Dekret über die Rechtfertigung, Kap. 8: “… iusitificatio… quae non est sola peccatorum remissio, sed et sanctificatio et renovatio interioris hominis” [“… die Rechtfertigung…, die nicht nur Vergebung der Sünden ist, sondern auch Heiligung und Erneuerung des inneren Menschen”] (DS 1528); vgl. auch can. 11 (DS 1561).


(5) Vgl. Konzil von Trient, Dekret über die Rechtfertigung, Kap. 16 (DS 1546), wo Joh 15,5, der Weinstock und die Reben, zitiert wird.


(6) Vgl. ebd. DS 1545; und can. 26 (DS 1576).


(7) Ebd. Kap. 14 (vgl. DS 1542).


(8) Vgl. ebd. can. 29 (DS 1579); Dekret über das Sakrament der Buße, Kap. 2 (DS 1671); can. 2 (DS 1702).