Prima il Decalogo, poi la democrazia

Miscellanea

Il testo che proponiamo in questa pagina è stralciato da un intervento inedito su «Politica e morale» che il Prefetto della Congregazione per la fede ha inserito nel volume «Europa. I suoi fondamenti oggi e domani» appena stampato dalla San Paolo (pp. 104, euro 9,50). Il saggio è la continuazione ideale di un altro libro del cardinale Joseph Ratzinger (nella foto sotto) sullo stesso argomento e per il medesimo editore, «Svolta per l’Europa?», uscito nel 1992; oggi le questioni della Costituzione europea e il dibattito sulla presenza del cristianesimo nell’identità del vecchio continente hanno imposto un aggiornamento e un approfondimento al pensiero del teologo tedesco.
FONTE: http://www.fondazionegiuseppelazzati.it/db_scheda.asp?IdArticolo=929 «Nessuno si può permettere di deridere ciò che è sacro per ebrei o musulmani. Ma si annovera fra i diritti dileggiare e coprire di ridicolo ciò che è sacro per i cristiani»

Nel secolo scorso abbiamo sperimentato due grandi elaborazioni mitiche con conseguenze terribili: il razzismo con la sua falsa promessa di salvezza da parte del nazionalsocialismo; la divinizzazione della rivoluzione sullo sfondo dell’evoluzionismo storico dialettico; in entrambi i casi furono di fatto cancellate le intuizioni morali originarie dell’uomo sul bene e sul male. Tutto ciò che serve il dominio della razza, ovvero tutto ciò che serve l’instaurazione del mondo futuro, è bene – così ci veniva detto –, anche se ciò, secondo le conoscenze dell’umanità finora acquisite, fosse stato un male.
Dopo la caduta delle grandi ideologie oggi i miti politici sono presentati in modo meno chiaro, ma esistono anche oggi forme di mitizzazione di valori reali, che appaiono credibili, proprio per il fatto che si ancorano ad autentici valori, ma appunto anche per questo sono pericolosi, per il fatto che unilateralizzano questi valori in un modo che si può definire mitico. Direi che oggi tre valori sono dominanti nella coscienza comune, la cui unilateralizzazione mitica rappresenta allo stesso tempo un pericolo per la ragione morale di oggi. Questi tre valori continuamente, miticamente unilateralizzati sono il progresso, la scienza, la libertà.

Ma come possono essere conosciuti questi valori ultimi, che costituiscono i fondamenti di ogni politica «ragionevole», moralmente giusta e pertanto vincolano tutti al di là di ogni cambiamento delle maggioranze? La dottrina dello Stato sia nell’antichità e nel Medioevo come proprio anche nei contrasti dell’epoca moderna ha fatto appello al diritto naturale, che la recta ratio può riconoscere. Ma oggi questa recta ratio sembra non dare più una risposta, e il diritto naturale non viene più considerato come ciò che è evidente per tutti, ma piuttosto come una dottrina cattolica particolare. Questo significa una crisi della ragione politica, il che equivale a una crisi della politica come tale. Sembra che ormai esista solo la ragione partitica, non più la ragione comune a tutti gli uomini almeno nei grandi ordinamenti fondamentali dei valori.

Ma si annovera fra i diritti di libertà fondamentali il diritto di dileggiare e di coprire di ridicolo ciò che è sacro per i cristiani.
Nel mio dibattito con il filosofo Flores d’Arcais si toccò proprio questo punto – i limiti del principio del consenso. Il filosofo non poteva negare che esistono valori, i quali non possono essere messi in discussione anche da maggioranze. Ma quali? Davanti a questo problema il moderatore del dibattito, Gad Lerner, ha posto la domanda: perché non prendere come criterio il decalogo? E in realtà, il decalogo non è una proprietà privata dei cristiani o degli ebrei. È un’altissima espressione di ragione morale, che come tale si incontra largamente anche con la sapienza delle grandi culture. Riferirsi nuovamente al decalogo potrebbe essere essenziale proprio per il risanamento della ragione, per un nuovo rilancio della recta ratio. Qui emerge ora anche con chiarezza ciò che la fede può fare per una buona politica: essa non sostituisce la ragione, ma può contribuire all’evidenza dei valori essenziali.