XXV anniversario di pontificato di Giovanni Paolo II: celebrazione eucaristica

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10 ottobre 2003 
Saluto dell’Em.mo Cardinale Joseph Ratzinger

 


XXV ANNIVERSARIO DI PONTIFICATO DI GIOVANNI PAOLO II:
CELEBRAZIONE EUCARISTICA,


16.10.2003 SALUTO DELL’EM.MO CARD. JOSEPH RATZINGER


 


Beatissimo Padre,


esattamente 25 anni fa, a quest’ora, i cardinali riuniti nella Cappella Sistina La eleggevano all’ufficio di successore di san Pietro, e Lei disse il Suo “sì” alla grazia e al peso di tale ufficio. 25 anni fa, il proto-diacono
del Sacro Collegio, il cardinale Pericle Felici, annunciò solennemente alla folla in attesa in Piazza San Pietro: Habemus Papam. 25 anni fa, dalla Loggia delle Benedizioni, Lei pronunciò per la prima volta la benedizione Urbi et Orbi e conquistò subito, con un discorso indimenticabile, i cuori dei romani, come anche i cuori delle tante persone che La seguivano e La ascoltavano in tutto il mondo. Lei allora disse di venire da un paese lontano. Ma abbiamo subito percepito che la fede in Gesù Cristo che traspariva dalle Sue parole e da tutta la Sua persona superava tutte le distanze; che nella fede tutti eravamo vicini l’uno all’altro. Lei ci ha fatto sperimentare fin dal primo momento questa forza di Cristo che abbatte i confini e che crea pace e gioia.


In questi 25 anni, Lei, in qualità di Vicario di Gesù Cristo nella successione apostolica, ha girato instancabilmente il mondo, non solo per portare agli uomini il Vangelo dell’amore di Dio fattosi carne in Gesù Cristo, al di là di ogni confine geografico; Lei ha attraversato anche i continenti dello spirito, spesso lontani l’uno dall’altro e contrapposti l’uno all’altro, per rendere vicini gli estranei, amici i lontani, e per dare spazio nel
mondo alla pace di Cristo (cfr Ef 2, 17). Si è rivolto a giovani e vecchi, a ricchi e poveri, a gente potente e umile, e ha sempre dimostrato – seguendo l’esempio di Gesù Cristo – un particolare amore per i poveri e gli inermi, portando a tutti una scintilla della verità e dell’amore di Dio.


Ha annunciato la volontà di Dio senza timore, anche lì dove essa è in contrasto con ciò che pensano e vogliono gli uomini. Come l’apostolo Paolo, Lei può dire di non aver mai cercato di adulare con le parole, di non aver mai cercato alcun onore dagli uomini, ma di aver badato ai Suoi figli come una madre.
Come Paolo, anche Lei si è affezionato agli uomini e ha voluto renderli partecipi non solo del Vangelo ma anche della Sua stessa vita (cfr 1 Ts 2,5-8). Lei ha preso su di Sé critiche e ingiurie, suscitando però gratitudine e amore e facendo crollare le mura dell’odio e dell’estraneità. Possiamo constatare oggi come Lei si sia messo con tutto se stesso a servizio del Vangelo e si sia lasciato consumare (2 Cor 12,15). Nella Sua vita la parola croce non è solo una parola. Lei si è lasciato ferire da essa nell’anima e nel corpo. Sempre come Paolo, anche Lei sopporta la sofferenza per completare nella Sua vita terrena, per il corpo di Cristo che è la Chiesa, ciò che ancora manca ai patimenti di Cristo (Col 1,24).


Santo Padre, oggi tutta la Chiesa La ringrazia per il servizio da Lei reso in 25 anni, La ringraziano anche tante sorelle e fratelli non-cattolici, uomini di buona volontà di altre religioni e convinzioni. Vorremmo affidarLa
con la nostra preghiera alla bontà inesauribile di Nostro Signore dal quale Lei è stato chiamato e guidato lungo tutto il Suo cammino. Lo preghiamo che voglia farLe sentire anche in quest’ora la luce della Sua presenza.
La salutiamo con le antiche parole della preghiera della Chiesa: “Dominus conservet te et vivificet te et beatum te faciat in terra!”.


E’ una beatitudo, questa, che dipende anche – lo sappiamo bene – dalla fedeltà di tutti noi alla Sua persona ed al Suo compito di Successore di Pietro.
Profittiamo volentieri di questa circostanza per riconfermarLe la nostra volontà di perseverare “cum Petro et sub Petro” nel nostro servizio a Cristo ed alla Chiesa.


Con questi sentimenti Le diciamo dal profondo del cuore:


Auguri, Santo Padre!