La collaborazione dei fedeli laici al ministero dei presbiteri

Card. JOSEPH RATZINGER
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede


A proposito dell’Istruzione su alcune questioni circa la collaborazione dei fedeli laici al ministero dei presbiteri
(L’Osservatore Romano, Mercoledì 11 Marzo 1998)

Alcune linee fondamentali concernenti i principi e i punti dottrinali



Vorrei limitarmi in questo breve intervento a tracciare soltanto alcune linee fondamentali concernenti i principi e i punti dottrinali, che stanno alla base della presente Istruzione a carattere prevalentemente disciplinare e pastorale, tenendo conto dei problemi e dei fatti emergenti dalla realtà ecclesiale odierna.


I. Mi sembra tuttavia importante premettere che in tutta questa materiale risposte essenziali dal punto di vista dottrinale e pastorale si trovano già, per rimanere ai documenti pontifici più recenti, nelle Esortazioni Apostoliche di Giovanni Paolo II “Christifideles laici” e “Pastores dabo vobis”. L’opportunità e la stessa urgenza della presente Istruzione si spiegano alla luce della situazione che di fatto si registra in determinati e diffusi ambienti ecclesiali e che richiede di insistere specialmente sulla applicazione fedele nella vita concreta delle Chiese particolari, dei principi e delle norme, contenute negli insegnamenti magisteriali e nella legislazione universale della Chiesa.
Considerata l’attuale situazione di certe aree ecclesiali, che interessano in particolare il Centro-Nord d’Europa e in diversa misura anche zone nel Nord America e nell’Australia, e constatato il rischio che gli abusi nella partecipazione dei fedeli laici al ministero sacro degli ordinati si diffondano anche in altre regioni ecclesiastiche, è sembrato sommamente opportuno e urgente fare chiarezza sulle diverse forme di collaborazione dei fedeli laici in aiuto dell’esercizio del ministero sacerdotale.
Ciò appare oltremodo importante anche per evitare per un verso la svalutazione del ministero ordinato e la caduta in una “protestantizzazione” dei concetti di ministero e della Chiesa stessa, e per altro verso il rischio di una “clericalizzazione” dei laici.


II. L’Istruzione fa chiarezza sia dal punto di vista dottrinale sia da quello disciplinare e, mentre stigmatizza gli abusi e le deviazioni in una determinata prassi attuale, illumina la direzione giusta verso una piena valorizzazione della vocazione e della missione dei fedeli laici nella Chiesa.


1. Almeno in alcune parti del mondo occidente si assiste ad una progressiva relativizzazione del ministero sacerdotale, causata da una parte da una perdita del senso del sacramento dell’Ordine sacro, e dall’altra dal crescere di una specie di ministero parallelo, dei cosiddetti “assistenti o lavoratori pastorali”, che vengono chiamati con gli stessi titoli propri dei sacerdoti: pastori, Seelsorger, e che esercitano il ruolo di guida della comunità, vestono paramenti liturgici nelle celebrazioni e non si distinguono visibilmente dai sacerdoti. Il rischio di una clericalizzazione dei laici che esercitano questa professione pastorale rende invisibile e quasi incomprensibile la differenza essenziale tra sacerdozio comune e sacerdozio ministeriale. Nello stesso tempo un fedele laico che di fatto esercita per lungo tempo, se non a vita, i compiti pastorali propri del sacerdote, esclusa la celebrazione della Messa e della confessione sacramentale, in realtà non è più un vero laico, e perde la sua propria identità nella vita e nella missione della Chiesa. Compiti e funzioni di un “servizio di supplenza” sono spesso diventati di fatto compiti e funzioni inerenti ad un nuovo tipo di “ministero” che si sovrappone al ministero dei presbiteri.


2. È chiaro quindi che l’Istruzione non rappresenta nessun limite alla promozione autentica e genuina dei fedeli laici nella partecipazione all’apostolato evangelico ed ecclesiale, ché anzi viene rafforzata e incoraggiata nella direzione giusta e coerente con la ecclesiologia cattolica, ma – nella linea di quanto testualmente si menziona nella stessa “Christifideles laici” – intende confutare e impedire “la tendenza alla “clericalizzazione” dei fedeli laici e il rischio di creare di fatto una struttura ecclesiale di servizio parallela a quella fondata sul sacramento dell’Ordine” (Christifideles laici, 23, § 6).
Il principio dottrinale che sta alla base di tali preoccupazioni è la duplice affermazione concernente l’unità di missione della Chiesa, alla quale partecipano tutti i battezzati, ed insieme l’essenziale diversità di ministero dei pastori, radicato nel Sacramento dell’Ordine, rispetto agli altri ministeri, uffici e funzioni ecclesiali, che sono radicati nei Sacramenti del Battesimo e della Confermazione.


III. L’istruzione distingue bene i tre tipi di compiti e servizi tramite i quali i fedeli laici partecipano all’unica missione della Chiesa:


1) compiti e servizi riguardanti l’apostolato dei laici, cioè il loro peculiare modo di rendere presente Cristo nelle strutture dell’ordine temporale e civile;


2) compiti e servizi nelle varie strutture organizzative della Chiesa, che
vengono affidate ai laici dalla competente autorità ecclesiastica, tramite uffici e funzioni;


3) compiti e servizi, che sono propri dei sacri ministri, ma che tuttavia per speciali e gravi circostanze, e concretamente per mancanza di presbiteri e diaconi (auspicabilmente transitoria), vengono temporaneamente esercitati da laici, previa facoltà giuridica o mandato dell’autorità ecclesiastica competente. Si tratta in questo caso dei già accennati compiti suppletivi, che non derivano intrinsecamente dal carattere dell’Ordine sacro.
L’Istruzione riconosce che in questi anni è cresciuta una corresponsabilità e una partecipazione dei fedeli sia nell’ambito dell’evangelizzazione e della catechesi, sia nell’ambito dell’animazione della celebrazione liturgica. Si vuole tuttavia correggere quelle tendenze che comportano un rilassamento nell’osservanza delle leggi e delle norme canoniche e una confusione dottrinale che di fatto induce a pensare il compito dei laici e dei presbiteri su di un piano di sostanziale parità, generando così di fatto una mentalità “funzionalistica” di ministero, che considera il ministero di “pastore” nell’ottica della funzione, e non della realtà sacramentale ontologica: “L’esercizio di questi compiti [suppletivi] non fa del fedele laico un pastore; in realtà non è il compito a costituire il ministero, bensì l’ordinazione sacramentale” (Christifideles laici, 23, § 2).
Si comprende inoltre che i principi e le norme richiamate dalla Istruzione esigono una adeguata e coerente formazione teologica e pastorale da parte dei fedeli laici che sono impegnati nella collaborazione del servizio pastorale del ministero ordinato. Proprio al fine di evitare una concezione funzionalistica, pragmatistica e utilitaristica del ministero nella Chiesa, occorre sottolineare con chiarezza la dottrina sulla natura del sacerdozio ministeriale e sull’unità e diversificazione dei compiti ministeriali al servizio dell’edificazione del Corpo di Cristo. Le Chiese particolari, e in esse specialmente i Vescovi e i presbiteri, debbono farsi carico di fornire una accurata formazione dottrinale ai fedeli laici collaboratori, perché possano svolgere questi servizi specifici con profondo “sensus Ecclesiae”, e nello stesso tempo debbono sentire la necessità di promuovere una pastorale vocazionale per l’incremento e la crescita dei candidati al sacerdozio ministeriale.



Card. JOSEPH RATZINGER